Analisi Transazionale e benessere psicologico. Cosa si intende per copione di vita?

 

      

In sede terapeutica una posizione relazionale sana OK-OK consente di sperimentare un’esperienza relazionale innovativa che crea nuove esperienze di attaccamento, sviluppa il problem solving personale e abilità creative. Tale esperienza necessaria al benessere psicologico è già fonte di “cura”. Fondamentale in tale processo è la comprensione dell’origine del proprio copione al fine di aggiornare le proprie scelte superando eventuali impasse.

Ognuno di noi ha scritto la storia della propria vita e quindi ha la propria posizione esistenziale elettiva. Cominciamo a scriverla alla nascita. Quando abbiamo quattro anni, abbiamo deciso le parti essenziali della trama. A sette anni abbiamo completato la storia in tutti i dettagli principali. Da allora sino all'età di circa dodici anni le abbiamo dato dei ritocchi. Nell'adolescenza poi abbiamo riveduto il copione, aggiornandolo con personaggi più aderenti alla vita reale. Come tutte le storie, la storia della nostra vita ha un inizio, un punto di mezzo e una fine. Ha i suoi eroi, le sue eroine, i suoi cattivi, i suoi protagonisti e le sue comparse. Ha il suo tema principale e i suoi intrecci secondari. Può essere comica o tragica, mozzafiato o noiosa, fonte d'ispirazione o banale. Quando diventiamo adulti gli inizi della nostra storia sono al di fuori della portata della nostra memoria cosciente. Tuttavia in assenza di questa consapevolezza è probabile che vivremo questa storia quale la componemmo tanti anni fa. Questa storia è il nostro copione attraverso il quale è possibile comprendere la natura del disagio.

       In "Principi di terapia di gruppo" Berne (padre fondatore dell’Analisi Transazionale) ha definito il copione «un piano di vita inconscio». Successivamente in "Ciao!... E poi?" ne ha dato una definizione più completa: «Un piano di vita che si basa su una decisione presa durante l'infanzia, rinforzata dai genitori, giustificata dagli avvenimenti successivi, e che culmina in una scelta decisiva»[1]. Considero il concetto di copione di vita estremamente importante in quanto esso ci dà modo di capire perché le persone si comportano come fanno e quali sono le radici del disagio psicologico.

Abbiamo particolare bisogno di questa comprensione quando esaminiamo i modi di comportarsi che sembrano in apparenza fonte di sofferenza o autodistruttivi. Per esempio quando esaminiamo i “giochi relazionali” riscontriamo spesso che le persone entrano in scambi interpersonali dolorosi che ripetono più e più volte, ciò probabilmente per rinforzare e portare avanti il loro copione e per assicurarsi “carezze” anche se negative.

Quando siamo nel copione cerchiamo di affrontare i problemi relativi al qui-ed-ora riproponendo delle strategie infantili, che necessariamente portano a quegli stessi risultati cui portavano quando eravamo bambini. E ogniqualvolta “confermiamo” le nostre credenze di copione in questo modo possiamo avvicinarci di un passo al tornaconto del nostro copione.

Il copione può essere costruttivodistruttivo o banale. Il primo tipo di copione è tipico della persona che ha avuto il permesso dai propri genitori di crescere sana e autonoma e realizzare in modo etico le mete che ha scelto. Il copione distruttivo, invece, è caratteristico di persone che hanno fatto propria la convinzione che non ce la faranno mai, di essere malate o pazze, di non poter partecipare al banchetto della vita, di non meritare amore o di morire soli. Il copione banale, infine, è tipico di persone che restringono la propria crescita, limitano le proprie opportunità ed evitano di auto realizzarsi.

Nel processo di cura è possibile utilizzare la matrice di copione e condividere con il paziente le informazioni emerse attraverso un diagramma semplice ed efficace che serve a chiarire il copione di una persona. Nel diagramma vediamo due genitori e il loro figlio e possiamo indicare schematicamente i messaggi transazionali – ingiunzioni e attribuzioni – che hanno portato il soggetto ad abbandonare la sua posizione OK originaria sostituendola con una nociva posizione non OK.

 

 



[1] Berne, 1979, p. 272

 

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