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Da quando il bambino nasce è esposto ad un ambiente relazionale ed emotivo che crea una traccia dentro l’individuo. Situazioni specifiche, eventi o dinamiche vissute e ripetute nel tempo possono generare quello che Berne, padre dell’analisi transazionale, definisce copione di vita, ovvero “un piano di vita che si basa su una decisione presa durante l’infanzia” che con la sua ripetizione ed esistenza conferma il nostro esserci. Quello che in sostanza l’adulto cercherà da grande...
Ognuno di noi ha scritto la storia della propria vita e quindi ha la propria posizione esistenziale elettiva. Cominciamo a scriverla alla nascita. Quando abbiamo quattro anni, abbiamo deciso le parti essenziali della trama. A sette anni abbiamo completato la storia in tutti i dettagli principali. Da allora sino all'età di circa dodici anni le abbiamo dato dei ritocchi. Nell'adolescenza poi abbiamo riveduto il copione, aggiornandolo con personaggi più aderenti alla vita reale.
Con il termine bullismo si definiscono tutti i comportamenti aggressivi messi in atto volontariamente, ripetuti e continuati nel tempo da una o più persone nei confronti di un’altra percepita come più debole.
Nella letteratura psicologico-giuridica italiana si è da poco tempo evidenziato il parametro concettuale della Sindrome di Alienazione Genitoriale (Parental Alienation Syndrome o PAS). Nel 1985 Richard Gardner, neuropsichiatra infantile e psicoanalista statunitense la categorizzò formalmente definendola come un disturbo che colpisce i soggetti in età evolutiva generalmente nel contesto delle controversie per la custodia dei figli a seguito di separazioni altamente conflittuali.
L’interesse per il gioco è stato sempre presente lungo i secoli, ne ribadiscono l’importanza già Platone, Aristotele e Tommaso D’Aquino nel Medioevo. Winnicott (1971) scrive “E’ nel giocare e soltanto mentre gioca che l’individuo, bambino o adulto, è in grado di essere creativo e di fare uso dell’intera personalità, ed è solo nell’essere creativo che l’individuo scopre il sé. […]
Il termine “gaslighting” deriva dal titolo del film “Gaslight”, del 1944, del regista americano Georg Cukor. Nel film si narra la storia di una coppia in cui il marito, utilizzando alcune strategie, in particolare alterando la luce delle lampade a gas della casa, spinge la moglie a dubitare di se stessa e delle sue capacità critiche fino a condurla sull’orlo della pazzia.